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E' di San Giorgio Morgeto il primo presidio Slow Food calabrese dell'evo

Anche la Calabria ha un olio extravergine di oliva che può fregiarsi con la denominazione Presidio Slow Food Olio extra vergine italiano.

L'importante riconoscimento, che viene assegnato solamente a prodotti autoctoni dì qualità elevatissima, è stato assegnato all'olio extravergine proveniente da olive della Cultivar Ottobratica prodotte nell'azienda “Olearia San Giorgio” di San Giorgio Morgeto. L'iter è stato seguito da uno dei responsabili aziendali, il dott. Antonio Fazari, giovanissimo agronomo con la passione per la terra, che ha perseguito l’obiettivo con la determinazione che è tipica dei giovani e la consapevolezza di chi sa che quel prodotto è una vera eccellenza calabrese.I Fazari sono una famiglia di produttori storici di olio che opera da diversi decenni nel settore, rinomata per la qualità degli oli che produce e commercializza in tutto il mondo nonché destinataria di numerosi riconoscimenti internazionali. Le olive vengono raccolte meccanicamente (non posso essere raccolte manualmente perché gli alberi possono arrivare anche a 12 metri di altezza), cernite e inviate alla trasformazione che avviene nella stessa giornata.L'importante riconoscimento, che viene assegnato solamente a prodotti autoctoni dì qualità elevatissima, è stato assegnato all'olio extravergine proveniente da olive della Cultivar Ottobratica prodotte nell'azienda “Olearia San Giorgio” di San Giorgio Morgeto. L'iter è stato seguito da uno dei responsabili aziendali, il dott. Antonio Fazari, giovanissimo agronomo con la passione per la terra, che ha perseguito l’obiettivo con la determinazione che è tipica dei giovani e la consapevolezza di chi sa che quel prodotto è una vera eccellenza calabrese. I Fazari sono una famiglia di produttori storici di olio che opera da diversi decenni nel settore, rinomata per la qualità degli oli che produce e commercializza in tutto il mondo nonché destinataria di numerosi riconoscimenti internazionali. Le olive vengono raccolte meccanicamente (non posso essere raccolte manualmente perché gli alberi possono arrivare anche a 12 metri di altezza), cernite e inviate alla trasformazione che avviene nella stessa giornata.

Gli olivicoltori aderenti al Presidio nazionale dell’olio extravergine italiano devono avere oliveti di cultivar autoctone del territorio di appartenenza gestiti senza l’uso di fertilizzanti di sintesi e diserbanti chimici. Per eventuali trattamenti, sono consentiti soltanto prodotti a basso impatto ambientale, che garantiscano un residuo finale sul prodotto pari allo zero. Nel caso di pendenze o situazioni paesaggistiche complesse, le lavorazioni in campo dovranno seguire buone pratiche agronomiche per evitare l'erosione e gli smottamenti dei terreni. Inoltre, poiché potare o raccogliere le olive da piante secolari è molto più oneroso rispetto a impianti più giovani, per evitare l’abbandono degli oliveti più antichi, il Presidio prevede che almeno l’80% delle piante abbia un’età minima di 100 anni. Infine, i produttori dovranno dotarsi dell’etichetta narrante per raccontare e valorizzare adeguatamente la propria storia, il proprio territorio e il proprio lavoro. Un tempo da quelle parti si raccoglievano le olive aspettando che le drupe  cadessero spontaneamente sulle reti a terra e ciò rendeva il prodotto acido, quindi lampante, non adatto al consumo umano. Questo impianto di oliveto, in C.da Fiolli di San Giorgio Morgeto,  rappresenta appunto un argine alla produzione di olio lampante. La qualità e il prestigio dei riconoscimento ottenuti da questo olio sono una testimonianza che anche nella Piana di Gioia Tauro è possibile ottenere ottimi olii.

Il processo di riconoscimento è stato lungo. Si è partiti con il controllo delle tecniche colturali che devono rispettare rigidamente il disciplinare di produzione nazionale, quindi sono state eseguite più visite aziendali tra le quali quella di uno dei responsabili dell’Ufficio Presidi Slow Food Nazionale, Salvatore Ciociola, quindi una volta ottenuto il prodotto, sono stati inviati i campioni presso la sede Nazionale di Slow Food dove sono stati sottoposti ad un panel olfattivo degustativo “al buio”, insieme ad altri oli provenienti da altre regioni. Anche il Presidente di Slow Food Calabria, il prof. Nicola Fiorita, ha espresso grande soddisfazione per il riconoscimento che porta lustro alla nostra regione che, tra quelle a vocazione olivicola, non aveva ancora un presidio dell’olio extravergine. Antonio Fazari è associato alla Condotta di Reggio Calabria Area Grecanica, che si segnala come la più prolifica tra le condotte calabresi, avendo promosso ben tre presidi :  Il Caciocavallo di Ciminà, il Capicollo Azze Anca e ora anche l’olio da olive Ottobratica.

La novità che introduce un presidio Slow Food è, l'etichetta narrante (una contro-etichetta),  che accanto alle indicazioni previste dalla legge,  fornisce informazioni precise sui produttori, sulle loro aziende, sulle varietà vegetali o le razze animali impiegate, sulle tecniche di coltivazione, allevamento e lavorazione, sul benessere animale, sui territori di provenienza. Aver ottenuto il presidio è il riconoscimento per la passione e l’impegno che da sempre la famiglia Fazari ha profuso in questo difficile comparto, ha dichiarato Antonio appena appresa la notizia. Secondo Slow Food, la qualità di un prodotto alimentare è innanzi tutto una narrazione, che parte dall'origine del prodotto (il territorio) e comprende la tecnica di coltivazione, di trasformazione, i metodi di conservazione e, naturalmente, le caratteristiche organolettiche e nutrizionali. Soltanto la narrazione può restituire al prodotto il suo valore reale.

Con questo presidio salgono a 7 i presidi Slow Food Calabresi, l’olio extra vergine di oliva da Ottobratica, il recentissimo Uva Zibibbo di Pizzo e gli storici Capicollo Azze Anca, Gammune di Belmonte, Caciocavallo di Ciminà, Carne Podolica Calabrese e il Moscato al Governo di Saracena.

 

 

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